Apporto alimentare dei singoli acidi grassi e eventi su base aterosclerotica

28 Luglio, 2023

Il rischio di incorrere in una malattia cardiovascolare su base aterosclerotica correla, nella maggior parte degli studi osservazionali, con specifiche caratteristiche dello stile di vita, tra cui il pattern alimentare; particolare interesse, al proposito, ha suscitato negli ultimi decenni la quota lipidica della dieta. Recenti dati hanno tuttavia portato a riconsiderare tale associazione, e la sua reale importanza. Con l’obiettivo di fare chiarezza su questi aspetti, in una coorte di oltre 150.000 veterani statunitensi, seguiti per una media di 3,4 anni, sono stati analizzati i livelli di assunzione con gli alimenti dei 29 acidi grassi abitualmente reperibili nella nostra alimentazione, valutati individualmente e suddivisi nelle principali categorie (grassi saturi, monoinsaturi, polinsaturi, trans-insaturi), in relazione con il rischio di patologie sui base aterosclerotica.

Per quanto concerne i grassi saturi totali, è stata rilevata una modesta associazione con il rischio di malattie cardiovascolari per apporti superiori al 15% delle calorie totali; l’associazione si attenua, divenendo non significativa, dopo l’aggiustamento statistico per il BMI. Tra i singoli acidi grassi saturi l’acido butirrico risulta associato a una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari; solo l’acido margarico, presente in tracce nei prodotti della filiera del latte e nelle carni dei bovini, si associa invece a un aumento del rischio stesso.

I monoinsaturi totali, nella conformazione cis, incluso l’acido oleico, non correlano con il rischio cardiovascolare, che aumenta invece in associazione con i monoinsaturi nelle versioni trans. Tra i polinsaturi, l’acido linoleico si associa a una significativa riduzione del rischio di eventi (-7%, p<0,05), mentre l’acido arachidonico e l’acido linoleico coniugato (reperibile nell’olio di semi di lino), si associano a modesti incrementi del rischio stesso.

Gli autori sottolineano quindi la necessità di considerare separatamente i vari acidi grassi, e non solamente le loro categorie generali, come è invece prassi usuale. Poiché l’associazione tra l’apporto dei saturi e gli eventi si attenua dopo l’aggiustamento per il BMI, essi ipotizzano che il meccanismo del danno attribuibile a questi composti possa passare per l’eccesso ponderale (e quindi non per la colesterolemia, come in genere si ritiene).

Association of dietary fatty acids with the risk of atherosclerotic cardiovascular disease in a prospective cohort of US Veterans

Ivey KL, Guyen XTN, Li R, Furtado J, Cho K, Gaziano JM, et al.
Am J Clin Nutr. 2023 Jul 20:S0002-9165(23)66058-7. doi: 10.1016/j.ajcnut.2023.07.014. Epub ahead of print. PMID: 37479185.

BACKGROUND: Atherosclerotic cardiovascular diseases (ASCVDs) are the leading cause of worldwide adult mortality. Although broad classes of dietary fats have been shown to alter ASCVD risk, the roles that individual dietary fatty acids play in influencing ASCVD risk are unclear.
OBJECTIVE: The aim of this prospective cohort study was to examine the relationships of the total fat classes and individual fatty acids with the risk of ASCVD.
DESIGN: The Million Veteran Program (MVP) is a prospective cohort whereby dietary intake of fatty acids was assessed in 158,198 participants that had enrolled between January 2011 and November 2018 and were free of ASCVD at baseline. Incident ASCVD was ascertained from the Veterans Affairs electronic health records and the National Death Index. Multivariable-adjusted hazard ratios (HR) for the relation between fat intake and ASCVD risk were computed using Cox regression models.
RESULTS: The mean age was 61 years, 88% were males. 11,771 ASCVD events were identified during the follow-up. When compared to the lowest quintile, participants in the highest quintile of dietary trans-monounsaturated fats and conjugated linoleic acids had an increased risk [HR (95% CI)] of ASCVD events; 1.10 (1.04, 1.17), 1.11 (1.05, 1.18), respectively. When compared to low consumers, participants in the highest quintile of total cis-polyunsaturated fatty acid intake had a lower risk of experiencing an ASCVD event 0.93 (0.87, 0.99).
CONCLUSION: Although higher intakes of specific trans fatty acids and conjugated linoleic were associated with an increased risk of ASCVD, the same cannot be said for all other fat classes. This work suggests care must be taken when drawing general conclusions regarding the health effects of dietary individual fatty acids.

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