Anche la varietà dell’attività fisica praticata, oltre al tipo e alla quantità, influenza il rischio di morte prematura
27 Gennaio, 2026
Sono ormai numerose le evidenze scientifiche che indicano che aumentare l’attività fisica si associa a un minor rischio di morte prematura. Nella pratica, però, i messaggi di salute pubblica insistono soprattutto sulla quantità complessiva del tempo da dedicare al movimento, più che sulla tipologia di attività da svolgere e sul ruolo della diversificazione dell’attività da praticare con regolarità. Questa distinzione è rilevante perché attività aerobiche, esercizi di forza e discipline miste possono indurre adattamenti fisiologici differenti.
Lo studio pubblicato su BMJ Medicine è stato progettato proprio per rispondere a queste domande. Gli autori hanno analizzato due grandi coorti prospettiche statunitensi (Nurses’ Health Study e Health Professionals Follow-Up Study), con l’obiettivo di quantificare l’associazione tra attività fisica totale e mortalità, verificando l’eventuale ruolo di specifiche tipologie di attività al proposito e, soprattutto, della loro varietà.
L’analisi ha incluso i dati di 111.467 partecipanti privi di diagnosi di diabete, malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie o neurologiche all’inizio dello studio, seguiti per oltre 30 anni, che ogni due anni hanno compilato questionari per la rilevazione del livello di attività fisica, quantificata in ore di equivalente metabolico (MET-ore/settimana). Per ridurre il rischio di “causalità inversa” (ovvero che le persone si muovessero di meno perché già malate), gli autori hanno applicato un ritardo di quattro anni tra la valutazione dell’attività e il periodo nel quale considerare l’eventuale comparsa dell’outcome principale.
Dall’analisi dei dati emerge una relazione di tipo dose-risposta inversa tra l’attività fisica totale e la mortalità complessiva, caratterizzata da un andamento non lineare: i benefici aumentano in modo marcato passando da livelli bassi a livelli moderati di attività fisica, con una tendenza al plateau oltre una certa soglia. Un secondo livello di analisi ha mostrato associazioni favorevoli in termini di riduzione della mortalità totale per molte attività: del 17% con la camminata, del 15% con gli sport di racchetta (tennis, squash), del 14% con le attività aerobiche (vogatore, calisthenics), del 13% sia con la corsa, sia con l’allenamento con pesi/resistenza, dell’11% con il jogging, del 10% con il salire le scale (già a 0,75 MET-ore/settimana) e del 4% con la bicicletta. Nessuna associazione significativa è invece emersa tra la mortalità totale e il nuoto: si è osservata solo una riduzione della mortalità per malattie respiratorie (non lineare).
L’aspetto forse più interessante del lavoro è l’analisi del ruolo della varietà dell’attività fisica, definita da un punteggio che considera il numero delle attività diverse praticate regolarmente e il tempo dedicato a ciascuna, attribuendo un punto al superamento dei 20 minuti settimanali (o 5 rampe di scale al giorno) e poi mediando i punteggi ottenuti nel tempo per rappresentare l’esposizione nel lungo periodo. Confrontando il gruppo con varietà di attività fisica più elevata (almeno 5 attività diverse) rispetto a quello con varietà più bassa e includendo nel modello anche l’attività fisica totale, gli autori hanno stimato una riduzione del rischio di circa il 19% per la mortalità totale, del 41% per cause respiratorie, tra il 13 e il 18% per mortalità cardiovascolare, oncologica e per altre cause. Infine, l’analisi congiunta che combina quantità e varietà di attività fisica, indica che il profilo di rischio è più basso per il gruppo con alti livelli di attività totale e alta varietà, con una riduzione del rischio di morte del 21%, rispetto al gruppo più sedentario e con attività più monotona. Gli autori sottolineano che l’impegno in attività diverse può indurre adattamenti fisiologici complementari (come il miglioramento della capacità aerobica e della forza muscolare contemporaneamente).
Sebbene gli autori segnalino diversi limiti metodologici, questo studio conferma quindi l’associazione tra attività fisica e minore rischio di morte prematura e mostra che il beneficio maggiore si osserva passando dalla sedentarietà a livelli almeno moderati di movimento. L’elemento innovativo è che anche una maggiore varietà delle attività svolte è associata a una mortalità totale più bassa, indipendentemente dalla quantità totale dell’attività fisica stessa. Il profilo più favorevole emerge quando coesistono livelli elevati in termini sia di quantità e sia di varietà.
Physical activity types, variety, and mortality: results from two prospective cohort studies
Han H, Hu J, Lee DH, Zhang Y, Giovannucci E, Stampfer MJ, et al.
BMJ Med. 2026 Jan 20;5(1):e001513.
OBJECTIVE: To examine the associations of long term engagement in individual physical activities and physical activity variety with the risk of death.
DESIGN: Prospective cohort studies.
SETTING: Nurses’ Health Study (1986-2018) and Health Professionals Follow-Up Study (1986-2020).
PARTICIPANTS: 70 725 women and 40 742 men who were free of diabetes, cardiovascular disease, cancer, respiratory disease, or neurological disease and had complete physical activity information at baseline (leisure time physical activity was biennially updated using validated questionnaires during follow-up; the variety of physical activity was measured as the total number of individual physical activities in which participants consistently engaged).
MAIN OUTCOME MEASURES: All cause and cause specific mortality.
RESULTS: During 2 431 318 person years of follow-up, 38 847 deaths were recorded, with 9901 from cardiovascular disease, 10 719 from cancer, and 3159 from respiratory disease. Total physical activity and most individual physical activities, except for swimming, were associated with lower mortality with non-linear dose-response relations. The pooled multivariable adjusted hazard ratios for all cause mortality in the highest categories of physical activity levels, compared with the lowest, were 0.83 (95% confidence interval 0.80 to 0.85) for walking, 0.89 (0.85 to 0.94) for jogging, 0.87 (0.80 to 0.93) for running, 0.96 (0.93 to 0.99) for bicycling, 1.01 (0.97 to 1.05) for swimming, 0.85 (0.80 to 0.89) for tennis or squash, 0.90 (0.87 to 0.93) for climbing stairs, 0.86 (0.84 to 0.89) for rowing or callisthenics, and 0.87 (0.82 to 0.91) for weight training or resistance exercises. Higher physical activity variety was associated with lower mortality. After adjustment for total physical activity levels, participants in the group with the highest physical activity variety score (group 5), compared with those in the lowest group (group 1), had a 19% lower all cause mortality and 13-41% lower mortality from cardiovascular disease, cancer, respiratory disease, and other causes (all P for trend <0.001).
CONCLUSIONS: Habitual engagement in most types of physical activity was associated with lower mortality. The variety of physical activity was inversely associated with mortality, independent of total physical activity levels. Overall, these data support the notion that long term engagement in multiple types of physical activity may help extend the lifespan.
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