Alimentazione e malattie neurodegenerative: una umbrella review chiarisce il ruolo dei diversi componenti della dieta

26 Maggio, 2020

Le malattie neurodegenerative rappresentano, nelle società moderne, un problema di crescente gravità sanitaria e sociale. La gestione clinica di queste patologie è tuttora purtroppo insoddisfacente, e gli interventi sullo stile di vita e sulla nutrizione potenzialmente in grado di contribuire alla loro prevenzione sono quindi oggetto di molta attenzione da parte della comunità scientifica.
In quest’ottica una recente “umbrella review”, realizzata da autori tedeschi, ha valutato le metanalisi e le rassegne sistematiche reperibili in letteratura sull’argomento, focalizzandosi sulla correlazione tra lo stile alimentare e il declino cognitivo (dalle più blande forme senili fino alle patologie più gravi, come le demenze di Alzheimer) o altre patologie come il morbo di Parkinson.
In sintesi, i dati analizzati hanno consentito di concludere che l’adesione alla dieta mediterranea si associa a una riduzione significativa del rischio di declino cognitivo, stimabile attorno al 17%, e che raggiunge il 37% per il rischio di demenza di Alzheimer. Al di là di questo dato, ormai ben noto, gli autori hanno identificato un’associazione tra il consumo di pesce e una riduzione del 28% del rischio di demenza di Alzheimer (ma non dei quadri più blandi di declino cognitivo senile); per quanto concerne il tè, invece, si osserva un pattern opposto: il suo consumo si associa infatti ad una riduzione del rischio di declino cognitivo (-30%), ma non dei quadri di demenza conclamata.
Minori o trascurabili sono risultati gli effetti di altri componenti della dieta; un modesto aumento del rischio di incorrere in queste patologie si segnala per i grassi saturi, ed un trend invece favorevole è stato rilevato per il consumo di frutta; la qualità delle evidenze tuttavia è stata valutata come insoddisfacente in ambedue i casi dagli autori, che non hanno quindi ritenuto di poter trarre conclusioni certe al proposito.
Più articolate si sono rivelate le associazioni tra il pattern dietetico ed il morbo di Parkinson; la review documenta un effetto protettivo del caffè, del tè, della dieta mediterranea; la riduzione del rischio associata ad un aumento di consumo di due tazze al giorno di tè, nello specifico, è attorno al 30%. Associazioni di modesta ampiezza e di bassa qualità si sono osservate con il consumo di latte e formaggio (sfavorevoli) e con l’apporto dei grassi polinsaturi omega-6, come l’acido linoleico e l’acido arachidonico (invece favorevoli).
Complessivamente gli autori sottolineano che la qualità complessiva degli studi analizzati non era ottimale, e che molte delle evidenze emerse, di conseguenza, erano di affidabilità bassa o molto bassa. Gli autori insistono pertanto sulla necessità di ulteriori studi, che potrebbero permettere di ottimizzare le strategie di prevenzione di queste patologie complesse e mal curabili.

Dietary Factors and Neurodegenerative Disorders: An Umbrella Review of Meta-Analyses of Prospective Studies

Barbaresko J, Lellmann AW, Schmidt A, Lehmann A, Amini AM, Egert S, Schlesinger S, Nöthlings U.
Adv Nutr. 2020;nmaa053. [published online ahead of print, 2020 May 19].

Diet has been hypothesized to be associated with neurodegenerative disorders. The aim was to conduct an umbrella review to summarize and evaluate the current evidence of prospective associations between any dietary factors and the incidence of neurodegenerative disorders. We conducted a systematic search in PubMed, Embase, and the Cochrane library up to November 2019 to identify systematic reviews with meta-analyses of prospective studies investigating the association between dietary factors (dietary patterns, foods and beverages, nutrients, and phytochemicals) and neurodegenerative disorders (cognitive decline, cognitive impairment, Alzheimer disease, all-cause dementia, and Parkinson disease). Summary risk ratios (SRRs) and 95% CIs were recalculated using a random effects model. We evaluated the risk of bias of identified meta-analyses and the quality of evidence for all associations. In total, 20 meta-analyses including 98 SRRs were identified. All original meta-analyses were rated as being at high risk of bias. Methodological concerns related mainly to the inappropriate synthesis, assessment, and discussion of the risk of bias of primary studies. For the recalculated meta-analyses, quality of evidence was moderate for inverse associations between higher adherence to the Mediterranean diet (SRR: 0.63; 95% CI: 0.48, 0.82; n = 4 primary studies) and higher fish intake (SRR: 0.72; 95% CI: 0.59, 0.89; n = 6) and Alzheimer disease, as well as for tea consumption and all-cause dementia (SRR: 0.74; 95% CI: 0.63, 0.88; n = 2) and Parkinson disease (SRR per 2 cups/d: 0.69; 95% CI: 0.54, 0.87; n = 5). This umbrella review provides a comprehensive overview of the available evidence on dietary factors and neurodegenerative disorders. The results indicate that the Mediterranean diet, fish, and tea could be inversely associated with neurodegenerative disorders. However, the quality of evidence was generally low, suggesting that further studies are likely to change the overall estimates. Thus, more well-conducted research, also investigating other dietary factors in association with neurodegenerative disorders, is warranted.

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