A un profilo di stile di vita più “antiossidante” corrisponde una maggiore sopravvivenza in una popolazione di donne di mezza età

12 Maggio, 2021

È ormai diffuso nella comunità scientifica, ma anche tra il pubblico, il concetto che l’aumento dello stress ossidativo, per esempio per un’aumentata produzione di radicali liberi, può danneggiare le molecole nobili del nostro organismo (soprattutto proteine, grassi polinsaturi, DNA), con effetti sfavorevoli sulla salute a lungo termine. Il ruolo protettivo al proposito degli antiossidanti è tuttora, ad oggi, oggetto di studio.

Una recente analisi dei dati ottenuti in un campione di 34.137 donne di età compresa tra i 55 e 69 anni, sane al momento dell’arruolamento nello Iowa Women’s Health Study, dimostra come all’abitudine a seguire uno stile di vita con prevalenti caratteristiche antiossidanti corrisponda un rischio di mortalità sia per tutte le cause e sia per cause specifiche ridotto, rispetto all’adozione di abitudini invece “pro-ossidanti”.

Ciascuna partecipante allo studio, sulla base delle risposte fornite a questionari relativi allo stile di vita, alle abitudini alimentari ed alla storia clinica, ha ricevuto un punteggio che risultava tanto più elevato quanto maggiore era l’esposizione a stili di vita o fattori dietetici considerati “antiossidanti”. Il punteggio massimo era assegnato a coloro che praticavano attività fisica vigorosa 2 volte a settimana, o moderata per almeno 4 volte a settimana, che bevevano da 1 a 7 drink alcolici a settimana, non fumatrici, con un BMI inferiore a 30 kg/med una circonferenza della vita inferiore a 88 cm. Tra i fattori dietetici che contribuivano al punteggio vi erano invece i livelli più elevati di assunzione di carotenoidi, flavonoidi, acidi grassi omega-3, vitamina C ed E (assunti con la dieta o tramite integratori) e selenio, considerati fattori antiossidanti.

I ricercatori hanno quindi analizzato, prima separatamente e poi congiuntamente, i fattori dietetici e dello stile di vita in relazione alle cause di mortalità registrate nel corso dei 22 anni di osservazione, rilevando come tra le donne caratterizzate da uno stile di vita che comportava un punteggio più alto (e quindi più “antiossidante”) il rischio di mortalità per tutte le cause, per tumori e per malattie cardiovascolari si riducesse rispettivamente, rispetto alle donne con un punteggio più basso, del 50%, 53% e 46%. Minore o trascurabile, invece, risultava il ruolo della sola dieta: tra le donne con un punteggio più alto (e quindi con un’assunzione maggiore di nutrienti considerati antiossidanti) non si osservava alcuna riduzione significativa del rischio di mortalità, sempre rispetto alle donne con punteggio più basso.

Riduzioni significative della mortalità ricomparivano invece quando venivano considerati congiuntamente gli aspetti antiossidanti dello stile di vita e dell’alimentazione. Secondo gli autori la massima protezione si osservava tra le donne che combinavano corrette abitudini ed un’alimentazione complessivamente antiossidante, riconfermando l’effetto sinergico di queste due componenti dello stile di vita globale.

Associations of dietary and lifestyle oxidative balance scores with mortality risk among older women: the Iowa Women’s Health Study

Mao Z, Prizment AE, Lazovich D, Bostick RM.
Eur J Nutr. 2021;10.1007/s00394-021-02557-5. doi:10.1007/s00394-021-02557-5 [published online ahead of print, 2021 Apr 21].

PURPOSE: Substantial basic science evidence suggests that oxidative stress may play a role in aging-related health outcomes, including cardiovascular diseases (CVD) and cancer, and oxidative stress markers were linked with all-cause and cause-specific mortality in epidemiologic studies. However, the associations of many individual dietary and lifestyle anti-/pro-oxidant exposures with mortality are inconsistent. Oxidative balance scores (OBS) that incorporated multiple dietary and lifestyle factors were previously developed and reported to reflect the collective oxidative effects of multiple exposures.
Methods: We investigated associations of 11-component dietary and 4-component (physical activity, adiposity, alcohol, and smoking) lifestyle OBS (higher scores were considered more anti-oxidative) with all-cause and cause-specific mortality among women 55–69 years of age at baseline in the prospective Iowa Women’s Health Study (1986–2012). We assessed OBS-mortality associations using multivariable Cox proportional hazards regression.
RESULTS: Of the 34,137 cancer-free women included in the analytic cohort, 18,058 died (4521 from cancer, and 6825 from CVD) during a mean/median 22.0/26.1 person-years of follow-up. Among participants in the highest relative to the lowest lifestyle OBS quintiles, the adjusted hazards ratios and their 95% confidence intervals for all-cause, all-cancer, and all-CVD mortality were 0.50 (0.48, 0.53), 0.47 (0.43, 0.52), and 0.54 (0.50, 0.58) (all Ptrend < 0.001), respectively. The associations of the dietary OBS with mortality were close to null.
CONCLUSION: Our findings, combined with results from previous studies, suggest that a predominance of antioxidant over pro-oxidant lifestyle exposures may be associated with lower all-cause, all-CVD, and all-cancer mortality risk.

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