Secondo questa revisione sistematica della letteratura l’aggiunta alla dieta di frutta o succhi di frutta ricchi in vitamina C avrebbe blande ma significative ricadute favorevoli sui livelli della ferritina e dell’emoglobina. Poiché la carenza di ferro è molto diffusa, i piccoli vantaggi osservati possono essere rilevanti, specie nelle popolazioni a maggiore rischio.
Molti dati suggeriscono che la solitudine aumenti significativamente il rischio di sviluppare malattie cardiometaboliche, e in particolare la multimorbilità. Quest'effetto avverso risulta fortemente amplificato dalla concomitanza di stili di vita scorretti e basso status socioeconomico, sottolineando la necessità di strategie di prevenzione integrate.
Uno studio controllato, in cross-over, condotto su volontari sani che hanno assunto in tempi diversi alimenti con caratteristiche differenti, suggerisce che l’effetto sulla sazietà dipenda più dalla loro consistenza, e dalla conseguente maggiore o minore necessità di una masticazione prolungata, che dal loro livello di processazione (e cioè dalla modalità di preparazione).
L'assunzione di steroli e stanoli vegetali, che riduce efficacemente la colesterolemia totale ed LDL, mostra effetti favorevoli aggiuntivi sulla pressione arteriosa e su marcatori dell’infiammazione sistemica, in parte indipendenti dalla matrice alimentare, confermando il potenziale ruolo di questi composti nella gestione del rischio cardiometabolico globale.
Nuovi dati sperimentali mostrano che il mirtillo selvatico liofilizzato, a dosi pari o superiori a 300 mg di antocianine, può attenuare la risposta glicemica dopo un pasto ricco di carboidrati. L’effetto si associa a un incremento del rilascio di ormoni gastrointestinali, come GLP-1 e PYY, senza variazioni significative dei livelli di appetito percepito, pressione arteriosa e performance cognitive.
La dietoterapia personalizzata per il controllo dei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile
Una rassegna sistematica con metanalisi di studi di intervento randomizzati mette a confronto varie strategie alimentari per il cosiddetto “intestino irritabile” concludendo che è soprattutto importante personalizzare gli interventi dietetici per controllare i sintomi della malattia, una condizione che può abbassare sensibilmente la qualità della vita.
L’adozione di uno stile di vita favorevole permetterebbe alle donne di migliorare la propria composizione corporea, promuovendo una distribuzione del grasso più fisiologica, secondo l'analisi dei dati della coorte UK Biobank. Questa associazione emerge anche nelle donne con maggiore predisposizione genetica all’obesità.
In uno studio prospettico su una coorte britannica il consumo più elevato di frutta e fibre si associa a una minore probabilità di episodi depressivi ricorrenti nell’arco di 13 anni. Non sono invece emerse associazioni significative per altri fattori alimentari considerati, inclusi verdura, legumi, cereali integrali, carne rossa e processata, bevande zuccherate e sodio.
I consumi di zuccheri liberi non sembrano associati con le demenze di tipo Alzheimer, mentre correlerebbero in modo non lineare con le demenze vascolari, con un’incidenza minima al 10,5% delle calorie totali. Tali evidenze suggeriscono la necessità di nuovi e dettagliati studi sul rapporto tra zuccheri semplici, metabolismo e fisiologia cerebrale.
Un’ampia revisione sistematica con metanalisi mostra che interrompere la sedentarietà con fasi di attività fisica migliora numerosi marcatori cardiometabolici. Le interruzioni più brevi e frequenti favoriscono soprattutto il controllo glicemico, mentre una maggiore durata e/o intensità dell’esercizio lo rendono più efficace sulla trigliceridemia e sulla funzione vascolare.