L'inulina

L’integrazione di inulina da cicoria nel controllo del peso corporeo - Le evidenze più recenti sulle proprietà della teanina - La nocciola

L’Editoriale

Che l’apporto di fibre alimentari sia insufficiente nei paesi come l’Italia, e che sia necessario aumentarlo per migliorare lo stato di salute della popolazione, è risaputo: secondo l’autorevole gruppo di ricerca del Global Burden of Disease Study, per esempio, una maggiore presenza nel nostro pattern alimentare di questi composti, peraltro privi di un effetto nutriente diretto, sarebbe uno degli interventi più efficaci per ridurre le malattie cardiovascolari associate alla dieta.

Non tutte le fibre, peraltro, hanno le stesse potenzialità al proposito: tra le più interessanti troviamo l’inulina, naturalmente presente in molti vegetali come la cipolla, il topinambur e la radice di cicoria. Se ne parla nel Tema di questo mese, che esamina le principali proprietà di questa fibra, spaziando dagli effetti metabolici, ormai ben noti, a quelli, sempre più studiati, sul microbiota intestinale.

L’Intervista è invece dedicata ai recenti sviluppi delle conoscenze relative alla teanina, un componente minore, ma di interesse crescente, del tè. Ne parliamo con Francesco Visioli, docente di nutrizione umana all’Università di Padova, che ha recentemente pubblicato una revisione della letteratura sugli effetti di questo composto, che potrebbero spiegare i motivi per i quali il tè ha un effetto tendenzialmente rilassante sul nostro organismo, nonostante il contenuto in teina (chimicamente identica alla caffeina) abbia in molti di noi un effetto opposto.

Buona lettura!

Franca Marangoni
Direttore Scientifico AP&B

Il Tema

L’integrazione di inulina da cicoria nel controllo del peso corporeo

Naturalmente presente in numerosi vegetali, l’inulina è una fibra solubile non digeribile che appartiene alla classe dei fruttani. Come tutte le fibre alimentari non può essere digerita dagli enzimi del tratto gastrointestinale umano, ma viene fermentata dal nostro microbiota intestinale.

Grazie a questa caratteristica, può stimolare selettivamente la crescita e l’attività di alcuni ceppi batterici del microbiota stesso e, assieme ad altri FOS (frutto-oligosaccaridi), ai GOS (galatto-oligosaccaridi) e all’amido resistente, viene quindi classificata come fibra prebiotica.

A livello intestinale l’inulina, come le altre fibre, funge da “nu­trimento” per la flora batterica (microbiota): il processo di fermentazione batterica produce tra l’altro gli acidi grassi a corta catena (SCFA: Short Chain Fatty Acids), che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute intestinale e sistemica. I benefici delle fibre si riflettono infatti sulla regolazione, in senso favorevole, del processo della digestione e del metabolismo glucidico e lipidico e sulla modulazione della risposta immunitaria.

Inulina e gestione del peso: evidenza da una metanalisi

Numerosi studi clinici e revisioni sistematiche della letteratura supportano l’efficacia nella gestione dell’eccessivo peso corporeo dell’inulina estratta dalla cicoria. La radice di questo vegetale è infatti una delle fonti più concentrate di inulina, insieme, ad esempio, al topinambur, all’aglio e alla cipolla (Figura 1).

Una recente metanalisi, nella quale sono stati inclusi 32 studi, ha dimostrato che l’integrazione con fruttani derivanti dalla cicoria, in presenza o meno di altri interventi per la gestione del peso, comporta una riduzione modestamente, ma significativamente, più marcata del peso corporeo (-0,97 kg) e dell’indice di massa corporea (-0,39 kg/m²) rispetto al placebo. In base a questa osservazione, l’efficacia della supplementazione potrebbe essere maggiore se associata ad altre strategie per il calo ponderale, come una dieta ipocalorica e un programma di attività fisica. Inoltre, la differenza significativa in termini di riduzione della massa grassa (-0,37 kg) e della circonferenza vita (-1,03 cm), sempre rispetto al placebo, suggerisce che l’inulina possa contribuire alla diminuzione del grasso viscerale, un obiettivo cruciale nella prevenzione delle patologie metaboliche.

Gli autori della metanalisi hanno confrontato i dati di sottogruppi con diverso stato di salute, o che hanno assunto diversi tipi di fruttano, a vari dosaggi o per periodi di differente durata. Gli effetti favorevoli sul peso corporeo sono stati osservati indipendentemente dallo stato di salute dei partecipanti agli studi e risultano più evidenti per interventi di durata superiore a 8 settimane; non sono invece emerse differenze significative per quanto riguarda BMI, massa grassa e circonferenza vita rispetto al tipo di fruttano considerato.

Gli effetti positivi dei fruttani come l’inulina sulla riduzione del peso corporeo e del grasso viscerale, anche se non molto ampi, sono potenzialmente rilevanti per la prevenzione delle malattie croniche correlate al sovrappeso o all’obesità. Per esempio, una riduzione della circonferenza vita di 1 cm è associata a una diminuzione dell’8% del rischio di diabete di tipo 2. Da queste osservazioni si possono ricavare delle interessanti implicazioni cliniche: l’integrazione con 10 g al giorno di fruttani di tipo inulina per 12 settimane potrebbe portare a una riduzione del peso corporeo del 2% e a una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2 fino al 10%.

I possibili meccanismi d’azione

L’inulina probabilmente esplica il suo effetto sul controllo del peso corporeo, sulla riduzione del BMI, della massa grassa e della circonferenza addominale, attraverso molteplici meccanismi specifici, mediati principalmente dai prodotti della sua fermentazione, ossia i già ricordati acidi grassi a corta catena, piuttosto che dall’inulina stessa nella forma non digerita.

Gli acidi grassi a corta catena prodotti della fermentazione dell’inulina stimolano innanzitutto la produzione di ormoni come il glucagon-like peptide-1 (GLP-1) e il peptide YY (PYY), che promuovono la sazietà e riducono l’appetito, contribuendo a limitare così l’assunzione calorica complessiva. A livello metabolico, modulano poi l’espressione dei geni coinvolti nel metabolismo lipidico, favorendo l’ossidazione dei grassi e riducendo l’attività dei geni responsabili della lipogenesi epatica. Parallelamente, attivano la proteina chinasi attivata da AMP (AMPK), un regolatore cruciale del metabolismo energetico cellulare. Questa attivazione stimola l’ossidazione degli acidi grassi e inibisce la sintesi lipidica, facilitando così la riduzione del tessuto adiposo.

Gli acidi grassi a corta catena contribuiscono anche a migliorare la sensibilità insulinica. Ad esempio, il propionato riduce la gluconeogenesi epatica e favorisce l’assorbimento del glucosio nei tessuti periferici: ne derivano un più efficace metabolismo glicemico e un minore accumulo di grasso corporeo.

Infine, diversi studi hanno evidenziato come la supplementazione con inulina può contribuire alla regolazione dei lipidi ematici, riducendo le concentrazioni plasmatiche di colesterolo LDL e trigliceridi, con benefici per la salute cardiovascolare.

Caratteristiche chimico-fisiche delle fibre

Le fibre alimentari si classificano principalmente in in base alle loro proprietà fisico-chimiche in solubili e insolubili. Le fibre solubili, come l’inulina, i beta-glucani, la gomma di guar e la pectina, che si dissolvono in acqua formando un gel durante la digestione, si trovano in vegetali come radice di cicoria, orzo, avena e legumi. Gli effetti delle fibre solubili includono il rallentamento dello svuotamento gastrico, il controllo dei livelli di glucosio e colesterolo nel sangue e il supporto della salute intestinale, grazie alla fermentazione da parte dei batteri intestinali, con la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA). Le fibre insolubili, invece, non si dissolvono in acqua e rimangono intatte lungo il tratto digestivo. Si trovano nelle le farine integrali, nella frutta secca e in molti ortaggi. Le fibre contribuiscono ad aumentare il volume delle feci e ad accelerare il transito intestinale, fattori chiave nella prevenzione di disturbi come la stitichezza e la sindrome del colon irritabile.

Inulina e microbiota: salute intestinale e metabolica

Per quanto riguarda l’effetto di modulazione del microbiota intestinale, l’inulina è uno dei prebiotici più studiati. Come substrato fermentabile, stimola selettivamente la crescita e l’attività di batteri considerati benefici per l’organismo, come il Bifidobacterium e il Lactobacillus​​, attivando un processo che, come più volte ricordato, porta alla produzione di acidi grassi a corta catena come acetato, propionato e butirrato.

Queste molecole sono fondamentali per la salute intestinale e metabolica, perché forniscono energia alle cellule endoteliali intestinali e ne rinforzano l’effetto barriera proteggendo la parete intestinale da agenti patogeni e riducendone la permeabilità: il butirrato, in particolare, svolge un ruolo nel mantenimento dell’integrità della mucosa intestinale e una potente azione antinfiammatoria; il propionato modula invece il metabolismo glucidico, migliorando la sensibilità insulinica e partecipando alla regolazione dell’appetito; l’acetato, infine, è utilizzato come fonte energetica dai tessuti periferici e contribuisce al metabolismo lipidico. Grazie a questi effetti, l’inulina aiuta a creare un ambiente intestinale favorevole, promuovendo la diversità microbica e limitando la proliferazione di patogeni.

La prevenzione delle malattie croniche

L’integrazione con inulina svolgerebbe un ruolo significativo nella prevenzione delle malattie croniche, tra cui il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari.

Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, sono sempre in gioco gli acidi grassi a corta catena, che migliorano la sensibilità insulinica, riducono la gluconeogenesi epatica e favoriscono l’assorbimento del glucosio nei tessuti periferici, contribuendo a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue. Secondo studi clinici, l’assunzione di inulina con integratori, o in sostituzione di carboidrati ad alto indice glicemico, ridurrebbe la glicemia a digiuno e attenuerebbe la risposta glicemica postprandiale contenendo i picchi glicemici, la cui persistenza è coinvolta nell’insorgenza del diabete di tipo 2​​.

Ma è probabilmente la riduzione dei livelli di marker infiammatori, come l’interleuchina-6 (IL-6) e il TNF-α, l’azione più rilevante degli acidi grassi a corta catena nella prevenzione delle cosiddette malattie croniche non trasmissibili. L’inulina sembra agire regolando l’espressione genica delle citochine, contribuendo a mitigare l’infiammazione sistemica cronica che si osserva spesso in associazione con queste patologie, e che sembra favorirne sia la comparsa e sia la progressione​.

Claim nutrizionali e salutistici

L’inulina estratta da cicoria può vantare il claim “contribuisce alle normali funzioni intestinali grazie a un aumento della frequenza di evacuazione”, purché il prodotto che la contiene fornisca un apporto giornaliero di almeno 12 g della fibra. Il Regolamento (UE) N. 432/2012 precisa che per inulina si intende “una miscela non frazionata di monosaccaridi (< 10 %), disaccaridi, fruttani di tipo inulinico e inulina estratti dalla cicoria con un grado di polimerizzazione medio ≥ 9”.
Il claim nutrizionale è invece legato al contenuto di fibra: un alimento può essere definito “fonte di fibre” se ne contiene almeno 3 g per 100 g di prodotto o “ad alto contenuto di fibre” se ne contiene almeno 6 g per 100 g.
Secondo la Linea guida del Ministero della Salute, una fibra prebiotica, come l’inulina, può inoltre riportare l’indicazione “favorisce l’equilibrio della flora intestinale”, se “consumata in quantità plausibili per svolgere un effetto “prebiotico” secondo le evidenze scientifiche disponibili”.

Conclusioni

In conclusione, l’inulina è una fibra prebiotica con molteplici effetti favorevoli per la salute umana (Figura 2). La sua capacità di modulare il microbiota intestinale, migliorare la gestione del peso e contribuire alla prevenzione di malattie croniche come il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari è ben studiata e supportata da solide
evidenze scientifiche. L’integrazione regolare della dieta con inulina può favorire la funzione intestinale, contribuendo alla salute metabolica e sistemica.

Punti chiave

  • L’inulina è una fibra solubile prebiotica che si trova in numerosi vegetali, con una concentrazione particolarmente elevata nella radice di cicoria; nell’uomo non viene digerita, ma fermentata dal microbiota intestinale.
  • La fermentazione dell’inulina produce acidi grassi a corta catena (SCFA), che favoriscono la funzione intestinale, regolano il metabolismo glucidico e lipidico e modulano la risposta immunitaria​.
  • Una metanalisi ha mostrato che l’integrazione con inulina aiuta nella gestione del peso corporeo, dell’indice di massa corporea, della massa grassa e della circonferenza addominale, con effetti più evidenti nei programmi di lunga durata (oltre 8 settimane).
  • Gli effetti sul peso sono mediati da diversi meccanismi biologici, tra cui la regolazione degli ormoni della sazietà (GLP-1, PYY), la modulazione dell’AMPK per l’ossidazione lipidica e il miglioramento della sensibilità insulinica.
  • L’inulina migliora la diversità e la funzione del microbiota intestinale, stimolando la crescita di batteri benefici come Bifidobacterium e Lactobacillus, rafforzando la barriera intestinale e riducendone la permeabilità.
  • L’integrazione con inulina potrebbe avere un impatto positivo sulla prevenzione di malattie croniche, riducendo il rischio di diabete di tipo 2 e migliorando i parametri metabolici e cardiovascolari, grazie al suo effetto antinfiammatorio e alla regolazione della glicemia.

Bibliografia di riferimento

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L'Intervista all'esperto: Francesco Visioli

Le evidenze più recenti sulle proprietà della teanina

Vi è un crescente interesse per l’impiego come integratore alimentare della teanina, un aminoacido non proteico abbondante nelle foglie di tè. I suoi potenziali benefici per la funzione cognitiva e il rilassamento sono stati oggetto di una recente review scientifica firmata da Francesco Visioli, docente di nutrizione umana all’Università di Padova e ricercatore all’IMDEA di Madrid, insieme a Roderick Dashwood della Texas A&M University di Houston (USA).

I due autori hanno analizzato criticamente le evidenze scientifiche disponibili (l-theanine: From tea leaf to trending supplement – does the science match the hype for brain health and relaxation? Nutrition Research 2025;134:39-48). Abbiamo chiesto al Professor Visioli di approfondire alcuni aspetti fondamentali della ricerca.

Domanda: Quali sono i presupposti che vi hanno spinto ad approfondire le caratteristiche della teanina?
Risposta: La teanina (spesso indicata come L-teanina, poiché solo la forma levogira è biologicamente attiva) è un composto presente nel tè verde che ha destato grande attenzione per i suoi potenziali effetti sul sistema nervoso centrale. La nostra curiosità è nata dall’osservazione del numero crescente di integratori a base di teanina sul mercato, molti dei quali vantano effetti importanti, e talvolta quasi miracolosi, su rilassamento e cognitività. Tuttavia, le evidenze scientifiche alla base di queste affermazioni sono a volte limitate o non sufficientemente solide. Abbiamo quindi ritenuto necessario valutare in maniera critica il supporto scientifico dietro queste affermazioni.

Quali sono i principali meccanismi biologici attraverso cui la teanina potrebbe influenzare la funzione cerebrale e il sistema nervoso centrale?
La teanina è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e interagire con diversi recettori cerebrali, in particolare quelli del glutammato e dei cannabinoidi. Alcuni studi suggeriscono che possa agire come modulatore “globale” del sistema nervoso, contribuendo all’incremento delle onde alfa nel cervello, che sono associate a stati di rilassamento e attenzione selettiva. Inoltre, la teanina sembra influenzare la produzione di GABA, un neurotrasmettitore ad effetto inibitorio che favorisce il rilassamento senza indurre sonnolenza. Tuttavia, queste evidenze provengono in gran parte da studi preclinici o da studi su campioni limitati di soggetti, e necessitano di ulteriori conferme.

Quali sono le evidenze sperimentali più convincenti sugli effetti cognitivi e rilassanti della teanina?
Alcuni studi indicano che l’assunzione di teanina, specialmente in combinazione con caffeina, può migliorare le prestazioni cognitive e la vigilanza. In particolare, sembra che questa combinazione aumenti la velocità di reazione e la capacità di attenzione selettiva, riducendo al contempo l’affaticamento mentale. Tuttavia, i risultati degli studi sull’uomo non sono sempre coerenti e la variabilità interindividuale è significativa. Un altro aspetto interessante riguarda la sua possibile azione ansiolitica, suggerita da studi che mostrano riduzioni nei livelli di stress percepito e di cortisolo salivare in soggetti sottoposti a compiti stressanti. Anche in questo caso, però, le evidenze non possono ancora essere considerate definitive.

Le quantità di teanina presenti nel tè sono sufficienti per esercitare questi effetti?
La quantità di teanina realmente presente nelle diverse varietà di tè è in effetti uno degli aspetti più controversi. Le concentrazioni di teanina nelle foglie del tè verde o nero (ma anche nelle varietà bianche o oolong, meno comuni da noi) non sembrano in media molto diverse, ma possono variare notevolmente a seconda del tipo di tè, del metodo di infusione e delle condizioni di coltivazione. Le analisi indicano che una tazza di tè verde può contenere tra 5 e 32 mg di teanina, quantità molto inferiori ai dosaggi utilizzati negli studi clinici (spesso superiori ai 200 mg per dose). Questo suggerisce che l’effetto rilassante del tè sia probabilmente dovuto a una combinazione di teanina, catechine e altri composti, piuttosto che alla teanina da sola. L’estrazione della teanina dalle foglie del tè dipende inoltre dal tempo di infusione in acqua bollente, ed è completa solamente dopo 20 minuti: un tempo che nessuno utilizza quando si prepara una tazza di tè.

La comunicazione al consumatore

La teanina è riportata nell’elenco redatto dal Ministero della Salute delle sostanze ad effetto nutritivo e fisiologico ammesse negli integratori, in assenza di avvertenze da riportare in etichetta o limiti di assunzione definiti. EFSA nel 2011 ha rilevato che gli studi allora disponibili non fossero adeguati per permettere di stabilire una relazione di tipo causa-effetto tra il consumo di teanina e la modulazione dell’attività delle onde cerebrali alfa, asso­ciate a stati di rilassamento, sostenendo che le variazioni nell’attività cerebrale misurate negli studi non rappresentano un endpoint validato per la valutazione della riduzione dello stress psicologico​.

Quali sono le principali limitazioni degli studi condotti fino ad oggi?
Molti studi sulla teanina presentano problemi metodologici, tra cui campioni di soggetti numericamente insufficienti, e disegni sperimentali non sempre rigorosi. Inoltre, la maggior parte delle ricerche descritte in letteratura proviene da un’unica area geografica e l’osservazione non è stata replicata in altre popolazioni. Questo limita la generalizzabilità dei risultati. Un’altra possibile criticità riguarda i dosaggi impiegati: molti studi, come ho già sottolineato, utilizzano quantità di teanina molto superiori a quelle contenute nel tè verde, rendendo difficile trarre conclusioni sulle reali implicazioni nutrizionali della presenza della teanina in questa bevanda. Le evidenze disponibili sembrerebbero suggerire che, per svolgere effetti significativi, la teanina debba essere fornita a dosaggi che possono essere assunti solamente da un integratore, piuttosto che dal consumo di tè.

Quali suggerimenti si possono ricavare per l’uso di integratori di teanina?
Attualmente, l’uso di teanina come integratore sembra sicuro, con pochi effetti collaterali riportati. Tuttavia, la sua efficacia a dosaggi farmacologici non è ancora stata dimostrata in modo definitivo. Alcuni studi suggeriscono che possa essere utile per indurre quello che si definisce ‘rilassamento vigile’, ma mancano ancora dati solidi su effetti a lungo termine ed eventuali interazioni con altri farmaci o nutrienti. Per questo motivo, raccomandiamo cautela nell’uso di prodotti con dosaggi elevati e incoraggiamo ulteriori studi clinici ben controllati.

Quali sono le prospettive future della ricerca sulla teanina?
Le ricerche future dovrebbero concentrarsi su studi clinici randomizzati con un numero maggiore di partecipanti, in modo da ottenere dati più solidi sugli effetti della teanina. Inoltre, sarebbe importante esplorare il suo potenziale utilizzo in contesti specifici, come la gestione dello stress cronico o il supporto cognitivo in età avanzata. Al momento, i dati sono ancora contrastanti, ma l’interesse scientifico è elevato per questo principio caratterizzato da un buon profilo di sicurezza, e nuove scoperte potrebbero chiarire meglio il ruolo di questa molecola nel migliorare il benessere mentale.

La Scheda

La nocciola è il frutto del Corylus avellana L., una pianta appartenente alla famiglia delle Betulaceae, originaria delle regioni temperate dell’emisfero settentrionale, in particolare della costa mediterranea dell’Europa, dell’Asia Centrale e Occidentale. Ad oggi la Turchia è la maggior produttrice mondiale di nocciole (specie varietà Negret e Pauetet), seguita da Italia (rinomate la Tonda Gentile delle Langhe e la Tonda di Giffoni), Cina e Stati Uniti. Le nocciole vengono consumate crude, tostate, sotto forma di pasta o olio, e sono ampiamente utilizzate nell’industria alimentare e dolciaria.

Che cosa contiene

La nocciola è un alimento ad alta densità nutrizionale (oltre 650 kcal), ma la porzione di consumo di riferimento è di 30 g (una manciata: 15-20 nocciole) e corrisponde a circa 200 kcal. I lipidi, che rappresentano il 60-70% del peso totale, sono rappresentati per circa il 70% da acidi grassi insaturi, soprattutto acido oleico e acido linoleico. Le nocciole sono ricche di fibre (8,1g/100g), di alcune vitamine (B1, B6 ed E), fosforo e magnesio; inoltre contengono in concentrazioni significative altre vitamine e minerali (come ferro, calcio, potassio e zinco). Nelle nocciole sono presenti anche diversi composti bioattivi di natura polifenolica, come i flavonoidi e i tannini.

Cosa c’è da sapere

Le nocciole sono state studiate per il potenziale impatto positivo sulla salute, in particolare a livello cardiometabolico: il loro consumo regolare, in quantità adeguate e nel contesto di un’alimentazione equilibrata, si associa a un minore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. L’effetto positivo è attribuibile all’apporto di acidi grassi insaturi (oleico e linoleico), oltre che di vitamina E e polifenoli, noti per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Inoltre, le nocciole contengono fibre e polisaccaridi, che sono stati messi in relazione con la modulazione in senso favorevole della composizione del microbiota intestinale (effetto prebiotico). Ricerche recenti si sono focalizzate sulle proprietà dei composti presenti nelle foglie e nei gusci delle nocciole, come il paclitaxel, appartenente al gruppo degli taxani, che è un antitumorale.

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